Il toro è fuggito dalla corrida, dal gioco incomprensibile che lo costringe a giocarsi  la vita.

Il toro è scappato, finalmente.

Ma è bastato il gioco speculare di sguardi che nell'arena si è scambiato con il torero per farli confondere.

E adesso lui, il toro, è fuori, a vivere vizi e virtù dell'uomo, del suo carnefice: e balla, si ubriaca, danza, piange, pensa, grida, si maschera, fa l'amore.

Ma una mutazione è in corso, incontrollabile e incontrollata: il toro inizia un percorso di identificazione col nemico da cui è fuggito.

 

 

 

 

 

Ubbro di pestali ('89), acrilico su carta cm 100x150