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Il toro è
fuggito dalla corrida, dal gioco incomprensibile che lo costringe a giocarsi
la vita.
Il toro è scappato, finalmente. Ma è bastato il gioco speculare di
sguardi che nell'arena si è scambiato con il torero per farli confondere. E
adesso lui, il toro, è fuori, a vivere vizi e virtù dell'uomo, del suo
carnefice: e balla, si ubriaca, danza, piange, pensa, grida, si maschera, fa
l'amore. Ma
una mutazione è in corso, incontrollabile e incontrollata: il toro inizia un percorso di identificazione col
nemico da cui è fuggito.
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