 |
Voyages
di
A. Anelli
(catalogo PASSIONE e INCANTO - Spazio Tadini -
Milano)
[…] Un’urgenza narrativa permea questi due cicli pittorici di Michele Cannaò: “due scale filosofali” dedicate alle stazioni della Passione di
Cristo e all’Odissea di Omero. Entrambe, Passione e Incanto, ruotano
specularmente intorno ad un doppio trascendimento: uno dal mondo,
l’altro nelle cose. Ed in entrambe la volontà di narrazione
classicamente si mette in tensione con più tradizioni rappresentative:
la prima è quella del sacro, così come è stato pensato in Occidente fra
illustrazione e rivelazione. L’altra, mitica, favolosa e memoriale, si
nutre di corporeità e di cose, di luce e fa appello allo stile ed ai
sensi, ai variegati flutti della sensibilità e, nello svuotamento nella
pura strumentalità ed occasionalità della ragione […]
Cannaò: I luoghi del
mito
di
A. Anelli
(catalogo I LUOGHI DEL MITO -
I.I.S “Cesaris per le Arti Visive” di
Casalpusterlengo)
La pittura
e la grafica di Michele Cannaò mettono l’accento sul senso principale
della parola mythos, cui gli altri devono tornare ricorsivamente:
quello di narrazione. Sarà in seguito il mito una forma esemplare ed
originaria, si farà archetipo, si presenterà come forma vuota sottesa a
tutte le operazioni, le essenze e sottigliezze della macchina
mitologica, sarà tecnicizzato dalla ragione strumentale cadendo in
controprassi distruttiva, ma questa forma deve riempirsi, deve narrarsi
in segni e disegni, in scrittura, deve avere sguardo e voce, deve darsi
in narrazioni. Questa volontà di narrare, di farsi testimone e latore di
vita attiva, di trasformare la pittura in un interrogante è la
principale caratteristica dell’artisticità di Cannaò.
[...]
Di qui la necessità di approfondire le proprie
tradizioni, i propri luoghi, ma non nostalgicamente o archeologicamente,
ma per farne senso diveniente del futuro. Sono questi gli orizzonti
significativi che muovono la necessità di operare per cicli e
ricorrenze. Cicli formalmente fra iconismo ed aniconismo, fra figura e
segno, fra disegno e tratto, e si noti in questo ultimo andare
dell’artista che sempre più il fare pittorico si depura da un sovrappiù
materico, iconico e coloristico, verso un’essenza, un’essenzialità e un
calligrafismo più sottile e decantato.
Essenzialità che è subito colta nelle qualità di
sintesi dalla grafica originale, siano esse acqueforti o acquetinte,
puntasecche o quant’altro o linoleografie. Con ironia e sguardo
indagatore, Cannaò ripercorre le tradizioni mediterranee delle
Minotauromachie, del nesso vita/morte, oppure i volti dell’acutezza
e dell’aggressività e dell’aggressione delle Aquile guerriere, in
un rapporto di personificazioni arcaiche con tutto ciò che è
belligerante e che ha inerenza con la sofferenza belluina e con tutto
ciò che è contesa, guerra guerreggiata, dolore nella storia e che si
ripropone continuamente eguale a se stesso. A questi cicli si mescolano
opere che hanno rapporto con l’ultima fatica presentata allo “Spazio
Tadini” di Milano Passione ed incanto, Cristo ed Odisseo. Inoltre
si presentano lavori dal ciclo in progress di ritratti di poeti
contemporanei «teste mozzate per Ordine Superiore», e dai cicli I
luoghi dello Stretto, «lo iato da attraversare, sempre», Le ombre
che popolano la terra, in «luogo delle cose e degli uomini
stessi».[...] |